Attacchi hacker ai frigoriferi dei supermercati: perché la NIS2 è fondamentale per proteggere le imprese

Dalla Francia all’Italia, i sistemi informatici che controllano frigoriferi e celle frigorifere della grande distribuzione sono finiti nel mirino degli hacker. Temperature modificate da remoto, alimenti compromessi e danni economici: un nuovo campanello d’allarme che dimostra quanto la cybersecurity sia ormai una questione di continuità aziendale.

Negli ultimi mesi la sicurezza informatica è tornata al centro dell’attenzione europea per una tipologia di attacco che, fino a poco tempo fa, sarebbe stata difficile persino da immaginare: hacker che prendono il controllo dei frigoriferi e dei sistemi di refrigerazione dei supermercati, modificandone da remoto le temperature e compromettendo la conservazione degli alimenti.

Non si tratta di un’ipotesi teorica, ma di episodi realmente verificatisi in diversi Paesi europei, con conseguenze concrete per le attività commerciali coinvolte. Anche in Italia sono stati segnalati casi di compromissione dei sistemi di refrigerazione, con prodotti alimentari danneggiati e perdite economiche ancora in fase di quantificazione.

Questi episodi mettono in evidenza un aspetto spesso sottovalutato dalle imprese: la cybersecurity non riguarda soltanto computer, server, email e archivi digitali. Oggi anche gli impianti industriali, i dispositivi connessi e le tecnologie che regolano il funzionamento quotidiano di un’attività possono diventare obiettivi di un attacco informatico.

È proprio in questo scenario che assume un’importanza crescente la direttiva NIS2, pensata per rafforzare la resilienza informatica delle organizzazioni e ridurre i rischi che possono compromettere la continuità operativa.

Quando un attacco informatico colpisce i frigoriferi dei supermercati

I primi episodi di questa nuova ondata di attacchi hanno interessato diversi operatori della distribuzione alimentare in Europa. Tra i Paesi coinvolti figurano Francia, Belgio, Paesi Bassi e Svezia, con ulteriori segnalazioni in altre aree del continente.

Il meccanismo utilizzato dagli aggressori è particolarmente significativo: anziché limitarsi a sottrarre informazioni o bloccare i sistemi informatici, gli hacker sono riusciti a intervenire sui dispositivi che regolano il funzionamento degli impianti di refrigerazione.

Attraverso l’accesso non autorizzato ai sistemi di gestione e telecontrollo, sono stati modificati i parametri di temperatura e attivati cicli di funzionamento anomali. In alcuni casi, frigoriferi e congelatori sono stati portati a temperature incompatibili con la corretta conservazione degli alimenti.

Le conseguenze sono state immediate:

  • Alterazione delle temperature di conservazione dei prodotti alimentari.
  • Compromissione della catena del freddo, con conseguente rischio per la sicurezza degli alimenti.
  • Necessità di eliminare prodotti non più idonei alla vendita.
  • Interruzione o rallentamento delle attività commerciali.
  • Danni economici legati alla perdita delle merci e agli interventi tecnici necessari per ripristinare gli impianti.

Un aspetto particolarmente preoccupante è che questi attacchi possono essere effettuati durante la notte, quando il personale presente nei punti vendita è ridotto e le anomalie potrebbero non essere individuate tempestivamente.

Il risultato è un rischio che supera ampiamente il perimetro della sicurezza informatica tradizionale: un accesso abusivo a un sistema digitale può trasformarsi in un danno fisico, economico e organizzativo.

Attacchi hacker ai supermercati anche in Italia: cosa è successo

La questione non riguarda soltanto gli altri Paesi europei. Anche il territorio italiano è stato interessato da episodi che hanno coinvolto i sistemi di refrigerazione di alcune attività commerciali.

Tra i casi riportati dalla stampa figurano diversi punti vendita riconducibili al Gruppo Radenza, operante con insegne Coop e Conad in Sicilia. Secondo quanto dichiarato dai responsabili dell’azienda, almeno tre supermercati nel Catanese e un punto vendita a Palermo hanno subito interventi non autorizzati sui sistemi di regolazione delle temperature.

In particolare, gli aggressori sarebbero riusciti ad accedere da remoto ai sistemi di gestione, modificando i parametri impostati per i banchi frigoriferi e i congelatori. In un caso, i vaporizzatori destinati a mantenere temperature comprese tra -18 e -25 gradi sarebbero stati impostati su valori di 50 gradi.

Ulteriori episodi sono stati segnalati anche in Sardegna e in Abruzzo. A Sassari, un supermercato è stato colpito con la modifica delle temperature dei banchi frigoriferi, mentre a Silvi Marina, in provincia di Teramo, un’attività commerciale ha riscontrato anomalie che hanno portato alcuni impianti a raggiungere temperature molto elevate.

In questi casi, le conseguenze hanno riguardato diverse categorie di prodotti, dalle carni ai surgelati, con la necessità di verificare la sicurezza e l’idoneità alla vendita degli alimenti conservati negli impianti compromessi.

La vicenda ha richiamato l’attenzione delle autorità nazionali. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha intensificato le attività di monitoraggio e diffuso indicazioni operative rivolte agli operatori della distribuzione alimentare e della filiera del freddo.

È importante precisare che, al 3 novembre 2026, Federdistribuzione ha dichiarato di non rilevare criticità nelle reti distributive delle proprie imprese medio-grandi. Ciò non ridimensiona la gravità degli episodi già segnalati, ma evidenzia la necessità di distinguere i singoli incidenti dalle eventuali compromissioni su larga scala.

Il messaggio per le imprese è comunque chiaro: nessuna organizzazione può considerarsi automaticamente al riparo da questo genere di minacce.

Perché i sistemi di refrigerazione sono vulnerabili agli attacchi informatici

Per comprendere la portata del problema bisogna considerare come sono cambiati gli impianti utilizzati dalle imprese.

I moderni sistemi di refrigerazione industriale e commerciale sono sempre più spesso collegati a piattaforme digitali che consentono di monitorare temperature, consumi energetici, funzionamento dei compressori e stato degli impianti anche a distanza.

Questa evoluzione offre indubbi vantaggi: permette di intervenire tempestivamente in caso di anomalie, ottimizzare i consumi e gestire più punti vendita attraverso un’unica infrastruttura.

Tuttavia, ogni collegamento remoto rappresenta anche un potenziale punto di accesso per un attaccante.

Tra le vulnerabilità che possono esporre le imprese a questo tipo di rischio troviamo:

  • Sistemi obsoleti: dispositivi e software non più aggiornati o non più supportati dai produttori.
  • Accessi remoti non adeguatamente protetti: collegamenti VPN e interfacce di teleassistenza configurati senza sufficienti controlli.
  • Credenziali deboli: password predefinite, facilmente individuabili o condivise tra più operatori.
  • Mancata separazione delle reti: sistemi di refrigerazione e dispositivi industriali collegati direttamente alla rete informatica aziendale, senza adeguate misure di segmentazione.
  • Monitoraggio insufficiente: assenza di sistemi indipendenti capaci di rilevare tempestivamente variazioni anomale dei parametri operativi.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la gestione affidata a fornitori esterni. Molte imprese si avvalgono infatti di tecnici specializzati che possono accedere da remoto agli impianti per attività di manutenzione e assistenza.

Se questi accessi non vengono gestiti correttamente, anche un fornitore può diventare una porta d’ingresso verso infrastrutture aziendali particolarmente delicate.

La sicurezza, quindi, non può essere limitata al reparto IT: deve coinvolgere anche chi gestisce gli impianti, i fornitori tecnologici, i responsabili della manutenzione e la direzione aziendale.

La direttiva NIS2: un passaggio fondamentale per la cybersecurity delle imprese

Gli attacchi ai sistemi di refrigerazione dimostrano quanto sia importante adottare un approccio strutturato alla sicurezza informatica.

In questo contesto si inserisce la direttiva europea NIS2 (Direttiva UE 2022/2555), recepita in Italia attraverso il Decreto Legislativo 138/2024.

L’obiettivo della normativa è innalzare il livello comune di cybersicurezza nell’Unione Europea, introducendo obblighi e misure organizzative e tecniche per le organizzazioni che operano in settori considerati strategici o particolarmente esposti ai rischi informatici.

Tra i settori interessati rientra anche quello alimentare, comprendendo attività di produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti alimentari, nei limiti e secondo i criteri di applicabilità previsti dalla normativa.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per la grande distribuzione organizzata e per le imprese che gestiscono infrastrutture e servizi collegati alla filiera alimentare.

La NIS2 introduce un principio fondamentale: la sicurezza informatica non deve essere considerata un intervento da attivare soltanto dopo un attacco, ma un processo continuativo di prevenzione, gestione e miglioramento.

In particolare, le organizzazioni soggette alla normativa devono adottare misure adeguate per:

  • Analisi e gestione dei rischi: individuare le vulnerabilità delle infrastrutture, valutare le minacce e definire le priorità di intervento.
  • Gestione degli incidenti: predisporre procedure per rilevare, contenere e gestire tempestivamente gli attacchi informatici.
  • Continuità operativa: sviluppare piani di risposta e ripristino per limitare le conseguenze degli incidenti sulle attività aziendali.
  • Sicurezza della catena di approvvigionamento: valutare i rischi legati a fornitori, partner tecnologici e servizi esterni.
  • Sicurezza degli accessi: proteggere gli account, rafforzare le autenticazioni e controllare gli accessi ai sistemi aziendali.
  • Formazione e sensibilizzazione: preparare il personale e i responsabili aziendali a riconoscere e gestire le minacce informatiche.

La normativa attribuisce inoltre un ruolo diretto agli organi di amministrazione e direzione, che devono essere coinvolti nell’approvazione e nella supervisione delle misure di gestione del rischio informatico.

Non si tratta, quindi, di un adempimento esclusivamente tecnico da delegare al reparto informatico: la cybersecurity diventa una responsabilità organizzativa e gestionale.

Come la NIS2 può aiutare a prevenire attacchi ai sistemi industriali e agli impianti aziendali

Un aspetto particolarmente importante della NIS2 è la necessità di considerare l’intera infrastruttura aziendale, non soltanto gli strumenti informatici tradizionali.

I sistemi OT (Operational Technology), ovvero le tecnologie che controllano e gestiscono processi fisici e impianti industriali, rappresentano oggi una componente fondamentale della sicurezza delle imprese.

Frigoriferi industriali, celle di conservazione, impianti di climatizzazione, sistemi di automazione e dispositivi di controllo remoto possono essere tutti elementi critici per la continuità delle attività.

Un’organizzazione che applica correttamente i principi della NIS2 deve quindi interrogarsi anche su questi aspetti:

  • I sistemi di controllo degli impianti sono censiti e aggiornati?
  • Gli accessi da remoto sono protetti da autenticazione a più fattori?
  • Le reti OT sono separate dalle reti informatiche aziendali?
  • I fornitori che effettuano manutenzione dispongono soltanto degli accessi strettamente necessari?
  • Esistono procedure per individuare variazioni anomale dei parametri di funzionamento?
  • Sono previsti sistemi di allarme indipendenti e piani di intervento in caso di compromissione?
  • L’azienda è in grado di ripristinare rapidamente il funzionamento degli impianti dopo un incidente?

Queste domande aiutano a comprendere un punto essenziale: applicare la NIS2 non significa semplicemente acquistare un antivirus o installare un nuovo firewall.

Significa costruire un sistema di gestione della sicurezza informatica che tenga conto delle caratteristiche specifiche dell’organizzazione, dei suoi processi, delle tecnologie utilizzate e dei rischi a cui è esposta.

Naturalmente, nessuna normativa può garantire che un attacco informatico non si verifichi mai. Un percorso di adeguamento efficace permette però di ridurre le vulnerabilità, migliorare la capacità di individuare le anomalie e limitare le conseguenze di un eventuale incidente.

NIS2: perché le imprese non dovrebbero aspettare il prossimo attacco

Gli episodi che hanno interessato i supermercati europei rappresentano un esempio concreto di come la trasformazione digitale abbia modificato anche la natura dei rischi aziendali.

Un impianto frigorifero, che fino a qualche anno fa veniva considerato principalmente una questione di manutenzione tecnica, oggi può diventare un elemento centrale della sicurezza informatica.

Lo stesso ragionamento vale per moltissimi altri settori: dalla produzione industriale alla logistica, dalla distribuzione alimentare ai servizi essenziali.

Aspettare che si verifichi un incidente per intervenire significa esporsi a conseguenze che possono essere molto più costose di un investimento preventivo.

La perdita di merci, l’interruzione delle attività, i costi di ripristino, i danni reputazionali e le eventuali responsabilità normative sono soltanto alcune delle conseguenze che un attacco informatico può generare.

La NIS2 offre alle organizzazioni un quadro di riferimento per affrontare questi rischi in maniera sistematica, attraverso una gestione coordinata degli aspetti tecnologici, organizzativi e di governance.

È proprio per questo motivo che l’adeguamento non dovrebbe essere affrontato come una semplice pratica burocratica, ma come un investimento nella solidità e nella continuità dell’impresa.

La consulenza NIS2 di Kruzer: accompagnare le imprese verso la conformità

Adeguarsi alla NIS2 richiede competenze specifiche, capacità di analisi e una conoscenza approfondita sia degli aspetti normativi sia delle problematiche tecniche legate alla sicurezza informatica.

Non tutte le imprese presentano gli stessi rischi e non tutte necessitano delle medesime misure. Per questo motivo è fondamentale partire da una valutazione concreta dell’organizzazione, delle infrastrutture utilizzate e dei processi aziendali.

Kruzer si occupa di consulenza NIS2 per le imprese, affiancando le organizzazioni nel percorso di analisi, adeguamento e gestione degli obblighi previsti dalla normativa.

L’approccio di Kruzer si basa sull’integrazione delle competenze legali, tecniche e organizzative, con l’obiettivo di costruire percorsi di compliance coerenti con le caratteristiche e le esigenze di ogni realtà aziendale.

In particolare, un percorso di consulenza può comprendere:

  • Verifica preliminare dell’applicabilità della normativa NIS2 all’impresa.
  • Analisi dello stato di conformità e individuazione delle principali criticità.
  • Valutazione dei rischi informatici e delle vulnerabilità organizzative e tecnologiche.
  • Supporto nella definizione delle misure di sicurezza e delle procedure necessarie.
  • Analisi dei rapporti con fornitori e partner tecnologici.
  • Supporto nella predisposizione della documentazione richiesta.
  • Formazione e sensibilizzazione del personale e degli organi di direzione.

L’obiettivo non è soltanto aiutare l’impresa a rispettare gli obblighi normativi, ma accompagnarla nella costruzione di un sistema di sicurezza più solido, capace di prevenire gli incidenti e affrontare efficacemente le situazioni di crisi.

Gli attacchi ai frigoriferi dei supermercati ci ricordano che oggi anche un impianto apparentemente lontano dal mondo informatico può diventare il punto debole di un’intera organizzazione.

La sicurezza informatica non è più soltanto una questione tecnologica: è una condizione essenziale per garantire la continuità del business.

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La vostra impresa è soggetta alla NIS2? Avete già verificato il livello di sicurezza delle vostre infrastrutture e dei sistemi utilizzati dai vostri fornitori?

 

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