WhatsApp, dopo l’entrata in vigore della nuova privacy policy il 15 maggio, minacciava la limitazione di alcune funzionalità della app agli utenti che non l’avessero accettata.

Ci ricordiamo il polverone che si alzò, con il “fuggi fuggi” generale verso Telegram e Signal, quest’ultima fortemente consigliata perfino da Elon Musk, il patron di Tesla.

Per l’occasione si mosse anche il Garante tedesco, che bloccò la raccolta di dati tramite WhatsApp per impedire, a sua detta, dei trattamenti “a scatola chiusa”.

I vertici di WhatsApp (ricordiamo che la proprietà è di Facebook) hanno deciso di cambiare direzione promettendo che non ci saranno conseguenze per chi deciderà di non aderire alla loro nuova privacy policy. La versione ufficiale è che dopo essersi confrontati con varie autorità ed esperti di privacy, hanno deciso di fare dietro front.

In ogni caso, continueranno a riproporla.

Staremo a vedere se ci saranno ulteriori provvedimenti. In ogni caso, si è dimostrato come a volte sia influente il comportamento dei consumatori. Le big web company si sono abituate molto bene in questi anni: milioni di utenti pronti a seguire il percorso da loro tracciato; pronti a fornire dati e consensi per il loro utilizzo; pronti a consentire profilazioni e targetizzazioni, insomma ad essere carne da macello in cambio di visibilità gratuita e fotografie di gattini e filmati divertenti.

Sarebbe forse ora di utilizzare sì tali piattaforme, ma in modo più responsabile e consapevole.

 

Daniele Umberto Spano

 

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